
Tra le pratiche più antiche della nostra istituzione vi era il rito della Vestizione degli “Ignudi e Vergognosi”, che si svolgeva due volte l’anno: a Natale e in occasione della festa di San Giuseppe.
La cerimonia aveva luogo all’interno della chiesa, progettata a navata unica proprio per accogliere un gran numero di persone e permettere lo svolgimento del rito nel modo più ordinato possibile.
In origine, la vestizione prevedeva la donazione di sette abiti ai bisognosi, in riferimento simbolico ai sette dolori della vita di San Giuseppe.
Con il tempo, tuttavia, l’elevato numero di richieste rese necessario introdurre un sistema di selezione: i beneficiari venivano scelti tramite sorteggio, utilizzando il “bussolotto” ancora oggi conservato nella Sala dei Confratelli con una sorta di singolare antenato delle moderne lotterie.
Il momento della vestizione è immortalato nella grande pala d’altare della chiesa, La vestizione degli Ignudi di Achille Iovane, realizzata nel 1852. Nella parte superiore della composizione campeggia San Giuseppe, patrono dell’istituzione, mentre in basso è raffigurato un mendicante nell’atto di ricevere le vesti da un confratello.
Quest’ultimo indossa la tradizionale veste, completata da un cappuccio: un elemento fondamentale, visibile anche nei ritratti dei membri della confraternita, che garantiva l’anonimato durante l’esercizio della carità. Un gesto discreto e silenzioso, in linea con lo spirito autentico delle opere di misericordia, che dovevano rimanere spontanee e prive di ogni ostentazione.